UN GOAL PER LA SALUTE


Verso la fine di giugno dello scorso anno la nostra classe, l’allora 3^MS dell’istituto Galileo Galilei di Legnano, ha inoltrato un video all’Associazione Calcio in risposta a un concorso indetto dalla FIGC in collaborazione con UNICEF per sensibilizzare i giovani riguardo al tema del doping; il progetto aveva il fine di evidenziare le caratteristiche negative delle sostanze dopanti per educare i ragazzi ad una corretta pratica di tutti gli sport. Il concorso riguardava quattro città italiane, tra cui Legnano, scelte ad estrazione ed era rivolto a tutte le scuole superiori, le quali dovevano inviare dei video che sviluppassero il tema proposto.

All’invito a partecipare promossa dalla professoressa Mischis la nostra classe ha aderito con convinzione e volontà di “mettersi in gioco”; dopo un attento esame dei video vincitori delle precedenti edizioni abbiamo deciso di voler raccontare una storia legata all’abuso del doping un po’ diversa dalle altre: se i video che abbiamo visto, infatti, narravano di come si giunga all’utilizzo delle sostanze dopanti, noi abbiamo mostrato gli effetti della stessa, effetti che non sono solo fisici, ma anche psicologici e relazionali.

Il video da noi girato è muto poiché abbiamo lasciato che fossero le immagini a parlare.

Questa è la storia, ambientata ai giorni nostri, di un atleta che aveva partecipato alle Olimpiadi di Londra del 2012, ma che era stato scoperto fare uso di sostanze proibite e dunque squalificato. Rispetto a quella data son passati già cinque anni, la sua vita è cambiata dopo la squalifica: egli è depresso, fa uso di alcol e si è isolato dalla società, alla quale non è stato difficile etichettarlo come immorale e disonesto. Tutto di lui, dalla casa in cui vive al suo abbigliamento, sono la prova di tale depressione e rispecchiano il suo animo, confuso e avvilito. L’atleta esce ma si isola dagli altri, dai passanti che lo indicano, dalla gente che lo fissa, cercando nel cappuccio della sua felpa un muro che lo protegga dai pensieri e dai giudizi esterni. Lo scopo delle sue brevi uscite quotidiane è comprare da bere per cercare di dimenticare e alleviare il dolore, inutilmente; sembra che la monotonia nella quale è caduto lo abbia condannato per sempre. Ma ecco, inaspettato, il cambiamento. Per caso. Dopo essere rientrato in casa con una cassetta di birre, l’atleta urta per sbaglio un plico di giornali e gliene salta all’occhio uno, quello che riporta della sua squalifica. E’ lui, si riconosce; si riconosce e si giudica, ammette che nulla è cambiato o che forse è lui che nulla fin d’ora ha fatto per cambiare. Si volta e apre una scatola, vede i suoi trofei conquistati onestamente, le sue vere vittorie. L’atleta è in preda ai suoi stessi pensieri, alla sua stessa coscienza, ma lucidamente decide, decide di provare a cambiare. Ecco perché la mattina seguente si sistema, riordina la casa ed esce. Esce e fa quello che ha sempre amato fare, correre. Corre per ricordare e corre per dimenticare, per cambiare e per ritornare quello che era. Si risolleva e si rimette in cammino, perché nella vita si può cadere, ma l’importante è rialzarsi e correre verso il traguardo.

E’ stato faticoso trovare il tempo e la sincronia giusta per portare a termine il video, eppure è stata anche la parte più bella; ci siamo impegnati e alla fine eravamo soddisfatti del risultato, ma chi si sarebbe mai aspettato che avremmo vinto? Come riconoscimento la Federazione ha invitato le quattro classi vincitrici su territorio nazionale presso la sede di Coverciano per prendere parte ad attività sportive e alla premiazione.

Non so quanti possano dire di aver vissuto un’esperienza come la nostra, che proprio per questo merita di essere raccontata.

Dopo un lungo viaggio d’andata quando finalmente vediamo dal finestrino ergersi la cupola del Brunelleschi specchiarsi nell’Arno tiriamo un sospiro di sollievo, siamo arrivati; giunti a Coverciano e assegnate le stanze si parte alla ricerca della propria camera e negli appassionati di calcio la mente corre subito ai possibili calciatori che prima di loro hanno soggiornato in queste stanze, ma non c’è tempo da perdere: appena posate le valigie ci si ritrova tutti nella Sala Conferenze per una visita al Museo del Calcio. Qui abbiamo trascorso il pomeriggio ripercorrendo la storia e le emozioni della Nazionale, immergendoci ed immedesimandoci, rivivendo e riconoscendoci in avvenimenti sentiti ma non vissuti.

Study Here, Go Far!