Attività fluviali Valsesia 26- 27- 28 aprile 2023
Classe 1SP e 2SP
La nostra esperienza…

Primo giorno
La nostra avventura è iniziata il 26 aprile quando, in tarda mattinata, abbiamo raggiunto il centro Monrosa di Balmuccia Valsesia. Qui siamo stati calorosamente accolti dai ragazzi del team rafting, che ci hanno introdotto nel mondo delle discipline
praticabili in fiume: rafting, canyoning, hydrospeed e kayak.
Praticare uno sport fluviale, non può prescindere dalla scoperta dell’ambiente circostante, per cui, prima di immergerci nelle fredde acque del fiume Sesia, siamo andati alla ricerca del “Supervulcano”.
Una parte della Valsesia è infatti formata dalle rocce di un antichissimo “Supervulcano” e oggi, dopo milioni di anni, è possibile vedere le parti più profonde del sistema vulcanico, portate in superficie da importanti processi geologici. Dal 5 settembre 2013 la zona è entrata nella rete europea dei geoparchi UNESCO.
Finalmente, dopo il pranzo, è arrivato il fatidico momento e indossati: muta, felpa, giubbotto galleggiante e caschetto, abbiamo raggiunto il letto del fiume, dal quale iniziare la nostra esperienza….
Il torrentismo è uno sport acquatico, che consiste
nella discesa, senza natanti, di strette gole
percorse da torrenti che necessitano di una buona
portata d’acqua.
Ed eccoci infatti, affacciati ad un’altezza di almeno 5 m., a dover decidere: mi tuffo o no! Importanti
quindi, le dovute indicazioni date dagli accompagnatori: non chiudere le cavità nasali, per non causare traumi durante l’impatto con l’acqua e tenere le braccia ben strette al corpo, per non aumentare la superficie di entrata.
L’attività ci è stata proposta nella sua versione meno pericolosa, anche se è stato importante mantenere la concentrazione durante tutta la sua durata; sia per i tratti da percorrere a piedi, che per quelli da svolgere in acqua.
Non avendo molte scelte ci siamo tuffati e, trascinati dalla corrente, abbiamo raggiunto una zona “morta”, cioè un’ansa del fiume dove non ci sono correnti e l’acqua è calma.


Proseguendo il percorso ci siamo tuffati da diverse altezze, alcuni di noi sono arrivati perfino a 10 metri di altezza. Abbiamo concluso l’ultima parte, lasciandoci cullare dalla corrente nella posizione di salvamento, cioè proni, con la testa fuori dall’acqua, sguardo a valle.
Il canyoning è un’attività tanto spettacolare, quanto stancante, l’affaticamento dipende da aumenti di intensità, che incrementano la produzione di lattato. Il lavoro è quindi sicuramente cardio, con variazione di frequenza, bassa: nei momenti di maggior tranquillità con lavori aerobici ed aumenti medio alti, raggiungendo o superando la soglia anaerobica.
Secondo giorno
Il secondo giorno della gita abbiamo affrontato l'attività di salvamento, in particolare abbiamo appreso la nuotata in zona “morta” e le tecniche fondamentali, per salvare chi, in difficoltà, non riesce a gestire la potenza dell’acqua.
Importante risulta saper lanciare correttamente la corda al pericolante, trascinato dalla corrente. La corda è di circa 20 m. ed è riposta in un sacchetto, per lanciarla bisogna tenere il sacchetto in una mano, e l’estremità, che fuoriesce, dall’altra.
Il pericolante, per essere
portato a riva, deve afferrare la cima della corda in posizione supina, passare la corda su una spalla e fare attenzione che non si attorcigli al corpo, soprattutto alle mani, poiché, in caso di pericolo, dovrebbe poterla lasciarla immediatamente.

In particolare, per un’attività di salvataggio, bisogna stare attenti al tempismo con cui questa corda viene lanciata, si possono evidenziare tre casi specifici:
- corda lanciata in anticipo: non è il modo corretto ma il pericolante potrebbe comunque avere la possibilità di afferrarla;
- corda lanciata oltre il pericolante (verso l'altra sponda) o direttamente al pericolante: è il modo corretto per agire e salvare il pericolante;
- corda lanciata tardi: il ritardo costringerebbe il pericolante a risalire la corrente, manovra estremamente difficoltosa soprattutto in caso di traumi.
Nel caso in cui il lancio fosse errato, e non si avessero altre corde disponibili all'uso, è auspicabile conoscere il lancio di emergenza: la corda deve essere recuperata effettuando delle asole, che verranno tenute ad una mano, si dovrà poi effettuare nuovamente il lancio.
Un’ altra metodica di salvamento, in caso di due soccorritori, prevede il tuffo di uno, che raggiunga il pericolante e, dopo averlo afferrato per il salvagente, lo porti sul proprio petto, nuotando in posizione supina, nel frattempo l'altro, sulla sponda, gli lancia la corda.
Infine la corda va riposta correttamente nel sacchetto, evitando eventuali nodi, bisogna quindi farla scorrere sulla spalla opposta alla mano che tiene il sacchetto.
Terzo giorno
Il terzo giorno prevedeva delle gare, che evidenziavano le conoscenze acquisite. Divisi in gruppi abbiamo sostenuto prove specifiche di salvamento e gare con l’uso di gommoni, considerando il tempo di esecuzione. Ci sono state richieste buone capacità natatorie e conoscenza e tecnica delle modalità di recupero, da gestire in condizioni di stress: condizionamento del tempo, affaticamento e controllo della nuotata nella corrente.
In particolare sono state costituite otto squadre, da sei componenti ciascuna, che si sono sfidate in quattro gare:
− Staffetta con nuotata a circuito: discesa con la corrente, raggiungimento della zona morta, uscita, corsa sulla riva, tuffo dall’acqua pe raggiungere il punto di partenza e consegnare il sacchetto come “testimone”.
− Staffetta con lancio della corda: Lancio della corda dalle due sponde per il salvamento del compagno di squadra.


− Ribaltamento del gommone: un componente della squadra saliva suo fondo del gommone per riportarlo in posizione, girandolo utilizzando le corde a disposizione, successivamente, nel minor tempo, tutta la squadra doveva salire a bordo.
-Rafting: gara a due gommoni, remando sincronizzati fino alla boa e ritorno. Le classifiche finali si basavano sul tempo di esecuzione di ogni sfida portata a termine, da una determinata squadra.
Il Rafting

Il rafting è uno sport fluviale, praticato a bordo di un gommone, i cui membri dell'equipaggio, muniti di pagaia, devono superare ostacoli naturali, dirigendo il gommone tra le rapide di torrenti e fiumi. Sul raft prendono posto i vogatori, che solitamente compongono un equipaggio di sei o sette persone.
Uno dei componenti fondamentali è la guida, la quale possiede un particolare brevetto e governa l'equipaggio, tra le rapide, grazie alle pagaie mentre per la sicurezza di tutto l'equipaggio occorre indossare il casco, giubbotto salvagente e la muta in neoprene.
I pericoli fisici sono legati al possibile ribaltamento del gommone con rischio di annegamento, all'impatto violento contro rocce e all'ipotermia.
Anche la scelta percorsi di rafting adventure andrebbe affidata ad una figura specializzata. Vi sono, infatti, vari livelli di difficoltà, a seconda del grado di navigabilità del fiume o torrente: da quelli più semplici, accessibili anche ai meno esperti, a quelli più complicati, che richiedono una buona preparazione fisica e, soprattutto, una certa conoscenza del mondo del rafting estremo.
https://www.monrosarafting.it/it/ https://it.wikipedia.org/wiki/Torrentismo https://it.wikipedia.org/wiki/Rafting
Realizzato dagli studenti: Frascoli Linda, Clausi Alisia, Pagliara Anita e Vio Caterina con il coordinamento della Professoressa Antonella MIschis.








