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WHO, WHY, WHAT, WHERE, WHEN… and HOW

Lunedì 15 marzo, durante le ore di Didattica digitale integrata, gli studenti della classe 4^ sportivo hanno incontrato la dott.ssa Laura Defendi, giornalista e speaker radiofonica presso “Radio Punto”.

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L’incontro è stato organizzato nell’ambito dei PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l'Orientamento) dai docenti di italiano e    scienze motorie e si è tenuto online, sulla piattaforma Meet con gli studenti collegati ciascuno dalla propria abitazione.

L’obiettivo era quello di spiegare ai ragazzi alcune “chicche” per diventare un buon giornalista.

La relatrice, dopo una breve presentazione, introduce l’incontro parlando delle cinque “D”, ovvero le cinque parole che aiutano il      giornalista a capire come modulare e stendere l’articolo: la tipologia di linguaggio, il pubblico a cui ci si vuole rivolgere, il canale con cui    comunicare, le fonti delle notizie e la loro evoluzione storica.

Una volta chiarito l’aspetto strutturale dell’articolo, la giornalista sposta l’attenzione alle 5W, “più una- aggiunge sorridendo- la H”.

Who, Why, What, Where, When and How: queste sono le parole chiave che un buon giornalista non deve mai farsi scappare dalla penna!

L’incontro prosegue con alcune curiosità e spunti utili per diventare un comunicatore ed un informatore efficace.

Sì, perché oggi non si scrive più soltanto sulla carta, anzi! La nascita e lo sviluppo del web, la comunicazione televisiva e radiofonica, i social, hanno rivoluzionato anche la figura del giornalista e dello speaker, che deve essere capace di adattarsi alle diverse situazioni e necessità del mercato e della platea cui ci si rivolge.

Ovviamente ciascun canale ha il suo modo di comunicare.

Una telecronaca televisiva o radiofonica è diversa da un’intervista o da un rotocalco, così come un articolo sul web lo è da un articolo di giornale.

Entrando nel vivo del discorso, la giornalista focalizza l’attenzione su alcuni aspetti molto importanti riguardanti la comunicazione, soprattutto sulla comunicazione radio, settore a lei noto, in quanto collaboratrice di “Radio Punto”.

Parola, fonti, capacità oratoria sono i tre cardini della comunicazione via etere.

La parola, ovvero la modalità di interloquire con chi ascolta, è un aspetto molto importante. In base a chi mi ascolta o a quello che devo o voglio comunicare, dovrò usare il linguaggio più appropriato.

Se mi rivolgo ad un pubblico adulto, userò un linguaggio sicuramente diverso da quello per una platea di adolescenti. Se sto commentando un concerto di musica classica, il linguaggio sarà decisamente diverso da quello per commentare una partita di calcio.

Le fonti. È indispensabile documentarsi prima di parlare e sostenere un'argomentazione, altrimenti si corre il rischio di “incepparsi” durante la diretta radio con il risultato di una “magra figura”.

La dialettica. Parlare alla radio implica avere un’ottima parlantina, saper gestire il tono della voce e la sua velocità nella gestione del discorso. In questo modo il pubblico rimane in ascolto, senza il rischio di assentarsi e di annoiarsi.

Il cambiamento del tono di voce è molto importante, perché suggerisce all’ascoltatore i punti su cui ci si vuole soffermare, un po’ quello che succede quando si sottolineano frasi o parole con l’evidenziatore.

Durante le trasmissioni radio, per rendere viva la programmazione, non parla solamente lo speaker, ma spesso si fanno intervenire degli ospiti, che ravvivano il clima e danno la sensazione al pubblico di interagire con lui.

Come si affronta un’intervista?

Non ci si può presentare al pubblico e all’ospite impreparati.

Un giornalista serio e competente studia l’intervistato, si informa su di lui e soprattutto si prepara sull’argomento da trattare. È prassi preparare una scaletta con i punti da toccare, informando magari anche l'intervistato, per evitare di coglierlo alla sprovvista o di fargli delle domande sgradite o inopportune.

È fondamentale, inoltre, sottolinea la Defendi, pensare bene ad una chiusura personale e accattivante dell’intervista, con lo scopo di trovare un “quid” per non far sfuggire l'ascoltatore.

Se si chiude senza una riflessione o un qualcosa che lasci qualche strascico, che possa incuriosire l’interlocutore, si rischia di perderlo e non si raggiunge l’obiettivo: l'ascoltatore ci lascia e non segue più i programmi successivi.

È buona cosa, tra l’altro, smorzare il clima con qualche musica a tema, sia durante che al termine del programma: al pubblico piace lo stacco musicale, perché rende più piacevole il tutto.

Pertanto, cari ragazzi dello sportivo, se un domani vogliate mai dedicarvi al giornalismo, alla comunicazione in ogni sua forma e modalità, fate tesoro delle “chicche” che la Defendi vi ha illustrato, vi torneranno sicuramente utili!

 M.C. & M.C. 

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